Cold.

Cold dead bones

In a cold dead bed

With a cold dead sheet

And boney cold flowers

Hideous freezing memories

Rising from the dead

Gravestones whistling loudly

People praying silently

Mourning words of peace

Finding madness instead

-Stefania

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Black and white

White pages

And dark lines

Mixed with entities

That I can’t define

But they show in front of me

Telling me how to live

In a black page

Don’t forget to read my book “The shadow through” on Wattpad, especially if you want to read more poems!

 

Ai miei lettori italiani.

Vi andrebbe di leggere i testi di una ragazza (sempre su Wattpad) che vi giurò, scrive benissimo! Ecco il link, se siete interessati.

-Stefania

Bene e male

Esistono veramente, il bene e il male?

Come sappiamo cosa è male e cosa è bene per noi? Molte scelte sono state definitive cattive, malsane ma erano necessarie.

Molte sono state definite buone, ma in realtà hanno portato il male.

Se il bene è relativo e dipende dalla società, dal tempo, dalle nostre percezioni, esiste? Può essere applicato come canone principale per ogni nostra scelta, ogni nostro pensiero o la nostra percezione delle cose?

Se ci pensiamo bene, persino scrivere questo testo potrebbe essere definito il male, perché starei andando contro quegli ideali che tutti hanno inglobato passivamente a se stessi. Discutendone, vado contro l’etica comune, diventando quindi qualcosa da eliminare, ovvero il male. Ma è il male degno di essere eliminato per far trionfare il bene? Non abbiamo bisogno, in realtà, di entrambi per vivere in questo mondo?

Non abbiamo bisogno del male per contestare, per scoprire? Perché se ci attenessimo a tutto il bene, allora certe libertà sarebbero limitate. Per alcuni, il contestare è un male da debellare per instaurare un punto di vista, credendo di fare del bene, ma non è anche questo un male?

E se allora male e bene possono coesistere nella stesso momento, cosa possiamo dire? Come possiamo capire la differenza tra le due cose? Ha un nome?

Molti non accettano il coesistere di due forze opposte, poiché schierati agli estremi, incapaci di concepire, o accettare, la via di mezzo. Bianco e nero, male e bene, nessuna sfumatura, rigidità pura.

Questa rigidità non ci porta da nessuna parte, se non a essere giudici inflessibili senza una vera e propria etica, pensata e analizzata senza alcun filtro sociale.

Abbiamo veramente bisogno di certe definizioni?

Ci sono certe cose che indubbiamente dovrebbero essere il bene, come altre sono il male, ma quando si fa del bene per qualcuno, si compie sempre il male dell’altro.

In questa dualità, possiamo affermare di capire sul serio il concetto di questi due termini e applicarlo alla realtà, con dei filtri oggettivi e non inquinati dalla voce altrui?

Sembra che molti facciano del bene travisandone il significato. Quanti paladini della giustizia si sono immolati uccidendo delle persone, convinti di salvare il mondo.

Se si osserva questi fenomeni, si può dire che gli esseri umani non abbiano capito niente, ma ci sono altre prove che vanno contro questa affermazione (es.le opere di carità).

Ma continuo a credere che i concetti di base non esistano, perché è tutto relativo, quindi perché crederci così rigidamente?

-Stefania

INFPs working style

INFPs tend to be flexible and compassionate problem-solvers who value harmony in the work place above being right. On the surface, they seem quite reserved but they’re truly good socially. They’re sensitive and appreciative of individual differences and try to meet every person on their level. INFPs find particularly easy to connect with inspirational stories and they need one-on-one communication in order to feel truly connected to others. For this reason, they often try to have informal conversation about personal or “real life” topics. Connecting emotionally is important for them so they can work in harmony. They tend to value their relationship and they work hard to maintain them thus their social circle is really small because they get concentrated more on them than making new acquaintances. They could be therapists, writers, audiovisual specialist, educators, artists, film or video editors, graphic artists, librarians, doctors, sociologists, editors, photographers or interpreters.

Unfortunately, INFPs are extremely dissatisfied with their work so they struggle to find one.

I found something about writers if you’re interested.

I honestly don’t relate to what I found online. I’m completely the opposite. I rarely establish a connection with people in the workplace. I’m competitive and I don’t feel the need to create a deep bound with them. I also give constructive criticisms and not positive feedbacks. They often want me to sugarcoat the truth just to please them but I hate lying in this case. How can I? If you’re bad, you are and I can’t change it. If you are aware of it, you can change it though so it’s only for your good. I’m a honest person.

I would love to have a conversation about personal topics but about them, not me. I’m just curious about their past and weaknesses so I know how to deal with them better. I like understanding people, it’s like a psychological study for me but I would hate if they knew something about me. I’m not the stereotypical INFP anyway. I got typed as INTJ first, I guess it’s because my Te is extremely strong.

They depict us as sensitive snowflakes who can’t have a fight but I guess they’re completely wrong. All the INFP characters or people I’ve read about or met were completely different. I hate stereotypes, a lot.

-Stefania

Recensione “After Dark”

Titolo: After Dark

Autore: Murakami

Voto: 8/10

Citazione preferita: “A questo mondo, ci sono cose che si possono fare soltanto da soli e cose che si possono fare soltanto in due. L’importante è riuscire a coordinarle bene.”

Tutto ruota attorno agli avvenimenti di persone apparentemente lontane ed estranee tra di loro: un giovane jazzista, un esperto informatico, una prostituta picchiata da un cliente, la manager di un love hotel, una ventenne che vegeta in uno stato semicomatoso e sua sorella, una ragazza inquieta che legge in un locale per scappare dalla sua famiglia.

Lo stile di Murakami rende le ambientazioni così realistiche ma allo stesso tempo surreali. Sembra ti stare davvero nella città a vedere questo “gigantesco animale”, “un confuso agglomerato, coperto da tanti organi avvinghiati l’uno all’altro”. Questa “infinità di arterie” è così chiara ai miei occhi che posso percepirne i colori, il via vai, i ricordi e le “nuove contraddizioni e quelle vecchie”. È come se la mia anima fosse lì, persa in quel tugurio di cittadini giapponesi che si sparpagliano per le strade a tarda notte. Propio l’anima persa è uno degli elementi fondamentali del libro. Tutti sono lontani da casa, persino Eri si è smarrita in una dimensione a lei sconosciuta. Murakami ci fa concentrare sul suo stato semicomatoso portandoci nella sua stanza come dei piccoli osservatori silenziosi. Osserviamo la televisione che fa da portale per una nuova dimensione, la stessa in cui lei si trova.

Ho notato questa particolare attenzione per l’anima e i suoi meccanismi anche nella “Ragazza dello Sputnik”. La protagonista si perde, scompare in seguito ad un evento abbastanza doloroso per lei. Non sappiamo perché Eri sua in questo stato, non viene spiegato, ma potrebbero esserci delle similitudini?

Ma “la notte è finalmente terminata. Prima che le tenebre tornino a visitarci, c’è ancora tempo” quindi non possiamo che sperare che lei si svegli e che ritorni a vivere.

Ho amato questo libro ma non capisco perché l’autore non abbia dato delle spiegazioni e non abbia specificato bene cosa sarebbe potuto succede all’informatico se l’avessero preso. Avrei voluto più risposte da Murakami, anche solo una semplice pagina in più.

Se vi piace lo stile che riporta a un mondo irreale, ricco di descrizioni e di significati nascosti, credo che Murakami faccia a caso vostro.

Stefania

Birthdays

Why do we need to count our days, our lives? Can’t we just live in time and space without thinking we’re only getting older and older?

17…68…55…why should it matter?

It matters what we did, not how much time has passed. We could’ve lived 10 years and done more than someone who has lived for 50 yet, it doesn’t matter. We only care about age, we use it as a meter of wisdom and knowledge.

Experience can give you knowledge but it’s about moments, not years.

We can live more in one day than in years and years.

Age is just a number, our bodies feel that but our minds are still there. Why should we limit ourselves to the concept of numbers?

Stefania