Recensione ”Follia”

Titolo: “Follia” (titolo originale: “Asylum”)

Autore: Peter McGrath

Genere: narrativa psicologica;

Voto: 8.5/10.

 

 

I romanzo è narrato in prima persona da uno psichiatra che lavora a Londra, che lavora in un grande istituto psichiatrico nel lontano 1959. In questo istituto, si trasferisce un nuovo medico,insieme alla moglie, per ottenere il posto di direttore. Purtroppo, non tutto va come sperato.

Stella si innamora di Edgar Stark, un artista che era stato rinchiuso in manicomio per aver ucciso la moglie. La donna ignora tutto quello che sa su di lui, crede alle sue bugie e cade nella sua trappola. Si fa incantare dal suo aspetto, dal suo talento e da quella che reputa una vittima. Da quel momento in poi, la vita di Stella e Max non farà altro che peggiorare.

 

Questo libro rientra nella lista dei miei libri preferiti. Che dire?

È scorrevole, facile da leggere e non annoia mai. Non è il solito libro sui manicomi e sulle malattie mentali, ha quel qualcosa in più che lo rende diverso da tutti gli altri. L’amore è il tema principale, un amore malato e tormentato, tossico e distruttivo.                                Si concentra anche sulla psiche tormentata di Stella e sulle dinamiche delle relazioni con una persona che ha certi disturbi. Sembra descriverli nel modo più adatto, senza essere melodrammatico o creare i soliti cliché. Riesce a immedesimarsi bene nei panni dello psichiatra e la rende quasi reale, veritiera. Ne evidenzia anche gli effetti e di come abbia rovinato la vita dell’intera famiglia: Stella è costretta ad abbandonare tutto e farsi curare, come Edgar, Max sta sempre più male e… beh il resto tocca a voi scoprirlo.

-Stefania

 

Advertisements

Recensione “La più amata”

Titolo: ”La più amata”;

Autore: Teresa Ciabatti;

Genere: autobiografico;

Voto: 8/10.

 

“Mi chiamo Teresa Ciabatti…”
“Scrivo di mio padre e mia madre…”
“Ricordo, collego, invento…”
“… per arrivare a me.”

Un viaggio nella vita della scrittrice, un viaggio per ritrovare se stessa e per  trovare ”un motivo che mi ha resa tanto diversa… L’anno che mamma dormiva. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male.”
Una autobiografia tormentata e nello sfondo troviamo il padre, il ”Professore”, primario dell’ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È bella e  coccolata  ed è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore  o un  uomo freddo e calcolatore?

 

L’autrice ricostruisce la sua vita, dall’inizio alla fine, in un libro in cui descrive un dramma personale con tutta la sua sincerità. Con frasi semplici e scattanti, ossessive, spezzate e nervose scava nel profondo e cerca di far uscire tutto quello che ha tenuto nella sua testa per anni. Mi sarei aspettata una descrizione più accurata del padre. Fa ipotesi su ipotesi ma non sappiamo nulla di certo. Analizza invece la madre nei minimi dettagli, tutto il suo travaglio e quello che era costretta a vivere. Ha fatto nome e cognome, di personaggi veri, e credo ce ne voglia di coraggio. Non mi è piaciuto molto il tono che ha avuto, a tratti antipatico e vittimistico, però devo dire che è un libro scritto veramente bene. L’autrice sembra piena di rabbia e malinconia repressa che non sembra saper sfogare.

Per il resto, è pure veloce da leggere, abbastanza scorrevole e accattivante.

-Stefania

 

Recensione “Will ti presento Will”

Titolo: “Will ti presento Will”;

Autori: John Green and David Levithan;

Genere: romanzo, fiction;

Voto: 7/10.

 

Per una strana coincidenza, una sera, Will e Will si incontrano nel posto più improbabile di Chicago. Non potrebbero essere più diversi  ma, dal quel momento, le loro vite prendono strade completamente inaspettate e scoprono cose nuove sull’amicizia, sull’amore e su loro stessi. Il primo Will affronta i problemi normali dell’adolescenza ma il secondo combatte contro la depressione e nasconde un grande segreto: la sua omosessualità.

È  solo una coincidenza o era destino?

 

Un libro divertente, a tratti comico, che è stato veramente piacevole da leggere. John Green è molto bravo a scrivere libri per adolescenti che riflettono sulle tematiche che si fatica a capire a quell’età. L’amore, l’amicizia e soprattutto la scoperta di noi stessi sono argomenti delicati che non sempre riusciamo a comprendere appieno, non importa l’età.  Mi ha catturato sin dall’inizio e mi sono ritrovata catapultata in quella storia, come se fossi uno dei protagonisti. Ho notato anche che lo stile cambia anche a secondo dei personaggi: uno sembra molto più duro e lineare, l’altro invece più emotivo e coinvolto. Gli autori riescono a rendere bene le differenze tra i due personaggi e a sottolinearne i problemi che caratterizzano le loro vite.

Ho un’idea abbastanza positiva di questo libro ma, a parer mio, l’omosessualità di Will è stata trattata forse un po’ superficialmente.

-Stefania

Recensione “Ciò che inferno non è”

Titolo: ”Ciò che inferno non è”;

Autore: Alessandro D’Avenia;

Genere: fiction;

Voto: 8/10.

Federico, un normale ragazzino di 17 anni, scopre la vita vera una volta attraversato il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città. Il suo professore, Padre Pino Puglisi, chiamato anche “3P”, gli offre l’opportunità di dare una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza per Oxford. Torna a casa senza la sua bici, con il labbro spaccato e una nuova idea sulla vita e su quanto possa essere veramente dura. Conosce la vita che gli è sempre stata, per così dire, nascosta dagli agi che altre persone non si sono potuti permettere. Scopre la vera fame, la vera miseria ma conosce anche persone che non si fanno schiacciare dal peso del loro ambiente, che riescono ancora a guardare con occhi luminosi e speranzosi quello che circonda. Persone con sogni e idee che si contrastano all’ambiente circostante ma che riescono a vivere.

 

Questo libro mi ha aperto gli occhi su quello che succede nella mia stessa regione, su quello che non ho mai visto in prima persona. Non ho mai conosciuto la mafia, la miseria di quei quartieri. Tutto quello che so l’ho letto o sentito da spettatrice passiva. Non sappiamo nulla, viviamo le nostre giornate nella mancata consapevolezza di come certe persone possano vivere in quelle strade asfissianti, circondate dalla malavita e corrotte fino al midollo. Come Federico, capisco che non bisogna dare per scontato quello che abbiamo perché “non sappiamo di avere qualcosa finché non lo perdiamo, o non incontriamo qualcuno che ce l’ha preso.”                                                                             Nonostante tutto, ci sono persone che ancora lottano e non si fanno sopraffare, che guardano al bene, come Padre Pino Puglisi, che cerca di fare di tutto per prendersi cura di quei poveri bambini e dei fedeli attorno a lui. Cerca di ”difendere la loro anima prima che qualcuno gliela sfratti. Custodire ciò che hanno di più sacro.”                                    ”Don Pino sa che deve proteggere quel posto dentro ogni bambino, quel pezzo di ben che esplode come un seme, quel pezzo di anima che, se rimane intatto, può salvare. Prima è piccolo, piccolissimo, poi diventa radici, stelo, fusto, foglia, fiore, tutto. A Brancaccio troppi bambini sono come semi nelle tenebre. Semi al rovescio. Non c’è lo spazio per un sogno, per la bellezza, per l’immaginazione. Troppi sono condannati  a morire da vivi, troppi sono interrotti prima ancora di allungarsi verso la felicità.” (pag.114)

Stefania

 

 

 

Recensione ”Il cavaliere inesistente”

Titolo: ”Il cavaliere inesistente”;

Autore: Italo Calvino;

Genere: fiction;

Voto: 8/10.

Il romanzo è ambientato nei lontani tempi dei paladini di Carlomagno, delle battaglie e dell’amore cavalleresco. Calvino affronta l’argomento con una grande ironia velata e ricca di significato. Si legge di Agilulfo e Gurdulù, della donna guerriera Bradamante, del giovane Rambaldo e di Torrismondo. Abbiamo anche una donna abbastanza maliziosa di nome Priscilla e la tanto tranquilla principessa Sofronia. In mezzo a tanti eventi comici e a duelli, notiamo la retorica nascosta tipica dell’autore.

Ho divorato questo libro in un’ora. La professoressa aveva detto di leggerlo per un compito in classe e avevo cominciato a odiarlo per questo. Per fortuna, ho cambiato idea.

E’ un libro che ti fa sorridere ma anche ti permettere di capire tante cose che possono sfuggirti nella quotidianità. ”Il cavaliere inesistente” è un libro sulla condizione dell’uomo contemporaneo e sulla sua impossibilità di essere vero, autentico, di “esistere”. Dovremmo tutti leggere questo libro per capire che siamo schiavi di qualsiasi moda e del consumismo. Ci affrettiamo per comprare il nuovo iPhone, per comprare il nuovo paio di scarpe tanto per omologarci, per sembrare uguali agli altri. Sentiamo il bisogno di essere parte di qualcosa, pur non capendo che perdiamo quello che ci caratterizza veramente. Che senso ha avere tutti lo stesso cappotto, la stessa collana? Non avrebbe più  valore qualcosa di diverso e originale?

Ho amato lo stile dell’autore:  graffiante, ironico, dissacrante. Non risparmia personaggi storici del mondo dei cavalieri come Carlo Magno e i suoi paladini che, invece di essere descritti come guerrieri virtuosi, sono mostrati nel loro aspetto più umano. Mette a nudo le loro debolezze, senza elevarli a un livello superiore. Mostra la verità dietro le maschere create dalle lodi e dalle voci comuni.

-Stefania

Recensione ”Chiara di Assisi”

Titolo: ”Chiara di Assisi, Elogio alla disobbedienza”;

Autore: Dacia Maraini;

Genere: fiction;

Voto: 6/10.

Una ragazzina scrive a Dacia Maraini, la sua autrice preferita. All’inizio, Dacia non capisce il motivo della sua bizzarra richiesta ma poi si lascia trascinare dalla storia della Santa e si perde tra documenti di tutti i tipi. Intanto Chiara  scompare e cosa ne è di lei? Persino la Maraini non riesce a raccapezzarsi ma aspetta una sua risposta.

Devo essere sincera, non mi è piaciuto particolarmente. E’ scritto bene ed è degno di lode poiché riporta fatti a me sconosciuti ma non ha catturato la mia attenzione. Ad un certo punto, l’ho abbandonato per leggere altro. Non capivo dove l’autrice volesse andare a parare e i fatti senza fine li trovavo abbastanza noiosi. Non sono una credente quindi non l’ho potuto godere appieno.                                                                                                         Ho apprezzato però la protagonista, nonostante le sue stranezze. Ha avuto il coraggio di seguire i suo ideali, gli stessi che vanno contro l’ambiente che la circonda. Chiara si sente come la Santa e cerca di seguirne le orme a tutti i costi. La religione l’ha guarita dal suo disturbo, le ha dato il potere di amarsi e di abbandonare tutto quello che aveva con lei. Ha scelto una vita povera e di ritiro, dedita alla preghiera e alla carità.

Devo dire però che la protagonista è abbastanza inquietante. E’ strana, si nasconde e arriva a violare la privacy altrui per una sua ossessione. Non sono riuscita a capirla né tantomeno a capire il suo fanatismo religioso.

Se professate la religione cattolica e siete interessati nelle vite dei Santi, allora vi consiglio di leggerlo!

-Stefania

Recensione “Le gazze ladre”

Titolo: ”Le gazze ladre”;

Autore: Ken Follet;

Genere: fiction, letteratura di guerra;

Voto: 7.5/10.

Nel lontano Maggio del 1944, una donna coraggiosa crea una squadra di donne per una pericolosa missione: donne da tutta l’Inghilterra, dalla più umile alla cantante nei bar notturni. Una storia vera, raccontata dall’autore per ricordare tutte quelle donne che sono morte per salvare l’Europa.

Avevo molte aspettative per questo libro. L’ho comprato senza pensarci due volte ma devo dire che mi aspettavo di meglio. E’ senza dubbio scritto bene e la trama è eccezionale, ma il ritmo poteva essere più veloce.  Il tema è uno dei miei preferiti: la rivoluzione, il ruolo delle donne, quello ritenuto sempre marginale, ora è principale. Il destino della guerra dipende dalle donne, da un semplice gruppo di persone che devono infiltrarsi in una fortezza tedesca. La seconda guerra mondiale mi affascina come pochi altri eventi sanno fare e, leggere libri di questo tipo, nutre la mia eccessiva curiosità. Nonostante tutto, è un peccato che questo libro sia poco conosciuto tra i lavori di Ken Follett. L’ho trovato in una stazione di servizio persa nel nulla, in mezzo alla polvere, e non credo che meriti questo trattamento.

-Stefania

Recensione ”Il rumore dei tuoi passi”

Titolo: ”Il rumore dei tuoi passi”;

Autore: Valentina D’Urbano;

Genere: fiction;

Voto: 8.50/10.

In un luogo fatto di polvere e povertà, Beatrice e Alfredo, i ”gemelli”, si spostano nella ”Fortezza”, il quartiere in cui vivono. I due non hanno in comune il sangue, il luogo in ci vivono, ma qualcosa di più. Un’amicizia che cresce con loro, indistruttibile, che si trasforma in un amore pericoloso e vivo. All’età di vent’anni, entrambi sono stanchi e distrutti e a quell’età, per loro cambierà tutto.

Posso affermare con sicurezza che è uno dei miei libri preferiti. L’ho letto circa tre anni fa ma ora è ritornato tra le miei mani, come un figlio che avevo perso.  Mi ha preso come pochi, ha catturato la mia attenzione sin dal primo momento. Amo i libri in cui si parla di disagio nei quartieri sperduti dell’Italia. Danno visibilità a cose che altrimenti verrebbero ignorate. I morti di overdose, la povertà, la mancanza di gioia e di divertimento. Vivono tra i casermoni di cemento, senza neanche avere la possibilità di andare a mare. Diventano giovani madri senza la possibilità di tenere il bambino perché troppo povere, alcune non riescono neanche a darlo alla luce. E allora si ricorre a metodi strani e illegali, consigliati da qualche vecchia che abita in mezzo al nulla. Soffrono ma non possono dire niente, d’altronde non è nulla di nuovo. Ci sono vissute, nella sofferenza, e questo si aggiunge alla lunga sfilza di disgrazie. Intanto vanno avanti, anche quando l’amore della loro vita muore per una dose in più, per non voler affrontare la realtà. Ragazzi abusati, maltratti, che cercano a vita nella droga e poi la perdono, con la stessa velocità con cui l’hanno cercata. Intanto le parole sono inutili, nulla riesce a scuoterli, nemmeno le circostanze. Hanno deciso così, sin dal primo momento, che la fine sarebbe stata quella e nulla avrebbe potuto cambiare la loro idea.

Insieme a ”Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone, è un libro veramente consigliato se volete entrare veramente in uno di quei quartieri e percorrere le stesse strade.

-Stefania

Recensione “L’amore rubato”

Titolo:”L’amore rubato”;

Autore: Dacia Maraini;

Genere: Fiction;

Voto: 8/10.

Donne dei nostri giorni, donne che potresti incontrare al supermercato in un normale Mercoledì, le stesse donne che combattono contro gli uomini che un tempo amarono, ma che ora si dimostrano infantili e violenti. Donne che cadono dalle scale, che nascondono i frutti delle violenze, che stanno zitte per paura. Donne vittime della gelosia, della pazzia, dell’arroganza e del narcisismo.

Sopportano fino alla morte, fino a quando l’amore non le mette in una tomba. Non riescono a reagire, sono ingabbiate nelle loro stesse paure, nelle minacce, nelle quattro mura domestiche.

Vittime del pregiudizio, del sessismo e delle giustificazioni nei confronti del genere maschile.

Dicono di fingere, alle donne piace. Le chiamano stupide, volevano solo passarsi il tempo.

“ ‘Na scema furba…c’aveva detto che nun parlava, l’aveva promesso, dico io ma che stai a di’? ce voi compromette per ‘na scopata! E quella è annata a spifferare tutto, ‘na spia, fatta e cacata, una che annava in giro senza mutande come la chiami? una che….sempre co ‘ste gambe all’aria come la chiami eh? Ce lo voleva e l’ha avuto, era quello che se meritava.” (pag.82)

L’amore, tanto desiderato, viene poi rubato dagli amanti e sostituito con qualcosa di diverso. Una cosa estranea, tossica e radioattiva.

Questo libro fa riflettere molto su quello che le donne devono passare ogni giorno. In Italia, il tasso di violenza domestica è abbastanza alto ma, nonostante tutto, nessuno ci crede. I poliziotti ignorano, giustificano. Poi succedono le tragedie e dov’è la giustizia?

Mi ha colpito molto, specialmente come vengono descritti gli abusi, senza ulteriori filtri.

Forse per alcuni è difficile da digerire ma ve lo consiglio, soprattutto se volete saperne di più sull’argomento.

Recensione ”I dannati di Malva”

Titolo: ”I dannati di Malva”

Autrice: Licia Troisi;

Genere: Fantasy;

Voto: 8/10.

Malva è una città perfetta, ma nessuno sa quello che nasconde nei sotterranei. Laggiù vivono i Drow, gli schiavi degli esseri umani, che pagano il prezzo di quel benessere apparente. Sono costretti a vivere nell’oscurità e a respirare i fumi tossici. Non possono neanche attraversare il confine che li separa dalla superficie di Malva. Ma all’improvviso, quando gli omicidi imperversano per le strade della città, i primi ad essere ricercati sono proprio loro. Telkar, un membro mezzosangue della Guardia cittadina, verrà mandato a investigare nella miseria e a mimetizzarsi, nel tentativo di riscattare le sue umili origini.

Ho divorato questo libro in poche ore, spinta dai ricordi che ho di Licia Troisi. L’ho comprato per vedere se sarebbe riuscita a stupirmi ancora e devo dire proprio che c’è riuscita. Dopo aver letto ”La ragazza drago” e ”Le cronache del mondo emerso”, la nostalgia ha preso piede e l’ho preso tra le mani senza neanche pensarci due volte. E’ un libro scorrevole e ricco di descrizioni, che portano il lettore a immergersi del tutto nell’atmosfera di questo mondo immaginario. Licia usa uno stile abbastanza semplice ma questo non ne preclude la bellezza. Ormai non compro più libri fantasy, ho perso l’interesse per questo genere letterario, ma lei  è riuscita a farmi riavvicinare, dopo tanto tempo, ai mondi lontani e alle creature dalla pelle grigia. Lo leggerei altre mille volte se ne avessi la possibilità.

-Stefania