Pessoa e il linguaggio del tedio

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Editore: Feltrinelli;
Pagine: 279.,Brossura.

L’uomo che guarda, l’uomo che scruta e va oltre gli altri, oltre se stesso, cercando di capire la sua anima, tormentata da domande, sogni e una sorta di insonnia esistenziale.

L’uomo abitudinario, normale, che si nasconde nella massa e non vuole essere notato ma visto come normale più che  una sorta di outsider, perché ne soffrirebbe. Porta questa croce dell’intelligenza, della coscienza e dell’anima in subbuglio che non si acquieta, nemmeno nelle dolci notti di sonno.

Questo è Bernardo Soares, un uomo come me e te, con un macrocosmo interno invisibile agli occhi altrui ma che riversa nelle sue pagine silenziose, nella sua piccola stanza al quarto piano di Rua de Duadores e nei suoi libri contabili.

Ha un cuore “esaltato e triste”, si indentifica negli altri e nel loro “futuro nel passato”: siamo tutti costretti a vivere dietro una finestra, a osservare il mondo scorrerci davanti, rinchiusi in noi stessi. Vive in un tedio costante, in un caos indefinito che è ormai entrato a far parte del suo essere, un sogno continuo, variegato ed eccentrico

Per quanto riguarda il tedio? Cos’é?

Nessuno ha ancora definito, con linguaggio attraverso il quale lo potesse capire chi non lo ha provato, che cosa sia il tedio. Ciò che alcuni chiamano tedio non è altro che la noia; per altri non è altro che il malessere; ci sono altri, infine, che chiamano tedio la stanchezza. Ma il tedio, sebbene partecipi della stanchezza e del malessere e della noia, partecipa di essi come l’acqua partecipa dell’idrogeno e dell’ossigeno, dei quali si compone e i quali include, senza che ad essi assomigli. Il tedio è, piuttosto, la noia del mondo, il male di vivere, la stanchezza di aver vissuto; il tedio è, veramente, la sensazione carnale della vacuità prolissa delle cose. Ma il tedio è, più che questo, la noia di altri mondi, che esistano o meno; il male di dover vivere, sebbene “altro”, sebbene in altro modo, sebbene in altro mondo; la stanchezza non solo dell’ieri e dell’oggi, ma anche del domani, dell’eternità, se essa esiste, del nulla, se esso è l’eternità.

II tedio è la sensazione fisica del caos, che il caos sia tutto. Colui che è stanco, che ha malessere, che è annoiato, si sente prigioniero in un’angusta cella. Colui che è disgustato dalla strettezza della vita si sente ammanettato in una grande cella. Ma colui che ha tedio si sente prigioniero in libertà in una cella infinita. Sopra colui che si annoia o ha malessere, o è affaticato, possono crollare i muri della cella e sotterrarlo. A colui che si affligge della piccolezza del mondo possono cadere le manette, ed egli può fuggire; o addolorandosi senza potersele togliere, egli, sentendo il dolore, può riviversi senza pena. Ma i muri della cella infinita non possono sotterrarci, perché non esistono; ne può provarci che siamo vivi il dolore di manette che nessuno ci ha messo ai polsi…

(pag. 143)

Questo è quello che prova Soares di fronte alla bellezza “placida” di una sera che “imprescindibilmente muore”. Questo è quello che prova nella ripetitività delle sue giornate: egli non si sposta mai se non dal suo quarto piano all’ufficio in cui lavora; frequenta sempre gli stessi luoghi e si lega con distacco alla stessa gente, allo stesso garzone e allo stesso proprietario di una locanda.

Egli vive in un sogno, mai convinto di esser sveglio e di trovarsi in una confusione esistenziale, nel dubbio estremo della propria esistenza.

Sono quasi convinto di non essere mai sveglio. Non so se sogno quando vivo, se non vivo quando sogno, o se il sogno e la vita formano in me un ibrido, un’intersezione dalla quale il mio essere cosciente prende fisionomia per interpretazione.

[…]Non so se esisto, sento che è possibile che io sia un sogno di qualcun altro, immagino quasi carnalmente che potrei essere il personaggio di una novella che si muove fra le lunghe onde di uno stile, nella compiuta verità narrativa.

[…] Se penso, tutto mi sembra assurdo; se sento, tutto mi sembra strano; se voglio, è qualcosa in me ciò che vuole. Ogni volta che in me c’è azione, mi accorgo che non sono stato io. Se sogno, mi sembra di essere scritto. Se voglio, mi sembra di essere collocato in un veicolo come mercanzia da spedire, e di andare con un movimento che credo mio, verso dove non ho voluto andare se non dopo esserci stato.

(pag. 153)

Stile

La sua staticità dinamica, mista alle parole ipnotica, rende il romanzo capace di scavare a fondo nell’animo umano, di far riflettere colui che legge e di farlo immedesimare in una coscienza diversa, rappresentazione di una società europea in subbuglio. Proprio in quegli anni scoppia la guerra civile spagnola e l’Europa sta già assistendo all’instaurazione di un regime dittatoriale e allo sconvolgimento dei ruoli e delle nazioni. Egli infatti analizza l’essere umano, il suo comportamento, come questo sia “incosciente come un cane e un gatto”, che “parla per un’inconsapevolezza di un altro tipo; si organizza in società per un’inconsapevolezza di un altro tipo, assolutamente inferiore all’ordine sociale delle formiche e delle api.” (pag.260)

Deus est anima brutorum. Dio è l’anima dei bruti” aggiunge in seguito.

Questo è uno dei miei libri preferiti, sia per tema che per stile, in quanto Pessoa, nella stesura della vita del suo eteronimo, usa uno stile complesso e altisonante, ma allo stesso tempo semplice, capace di portarmi in luoghi inesplorati e di farmi considerare certi aspetti dell’anima umana che non avevo mai considerato. Lo consiglio veramente a tutti, soprattutto agli amanti dell’esistenzialismo.

-Stefania

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Crimine!Crimine! La libertà!

“Infimi sciacalli, pennivendoli!”

 

Non si fa altro che sentire di complotti, diffamazioni e nell’Italia del 2018 non vi è altro che una manciata di fake news e post su Facebook. Un vero e proprio attacco all’editoria, alla vera ragione per cui, ogni giorno, si cerca di diffondere la verità, la stessa  che la Costituzione protegge.

La libera informazione è minacciata dal terrore, dalla politica e dagli stessi giornalisti corrotti che, tradendo la loro vera natura, vengono pagati dai partiti per alimentare l’odio incontrollato.

Tra i migranti che desiderano l’abbonamento a Sky, tra i sopravvissuti mandati dalle ONG solo per rovinare il Paese, non vi è più spazio per il genuino ruolo che le parole occupano, ovvero quello di diffondere il vero. La sacrosanta verità, quella che dovrebbe essere presente in ogni trafiletto, ora è schiacciata dalla vergogna, dalla paura e dagli stessi sentimenti che nemmeno l’uomo concepisce ma che lo ha portato inevitabilmente a commettere atti simili, ad agire come un sofista cercando di portare avanti una campagna politica senza fine. I sofismi e le urla concitate, insomma, hanno coinvolto qualsiasi settore dell’informazione e l’epidemia si diffonde senza fine e, anziché essere fermata, viene alimentata per scopi futuri. Si ha a cura l’interesse personale più che quello delle menti, delle voci, del popolo e questa strada, ormai sovraffollata, conduce al buco nero dell’ignoranza. Chi vuole leggere solo che i vaccini causano l’autismo? Che danneggiano i bambini e sono stati creati dalle case farmaceutiche solo per ottenere qualche banconota in più? Che l’Europa ci è avversa e che le banche mirano solo al collasso economico? Chi vuole leggere solo di trame campate per aria?  Chi di attrici? Chi di scollature e gonne troppo corte? Delle mogli e dei loro affari domestici?

La libertà di condividere, di commentare, di pensare diversamente è un nostro diritto fondamentale e non può essere cancellato dalla carta dei diritti per dei motivi futili. Ognuno di noi deve avere l’opportunità di prendere un giornale tra le mani- o anche uno smartphone- e di avere davanti un panorama ampio e onesto del mondo che lo circonda. Dobbiamo sapere, dobbiamo conoscere i dati, le statistiche attendibili e non le pagine sterili di giornali vuoti o politici, pieni di insulti e rancore. Dobbiamo essere aperti al mondo, al conoscere il diverso, l’economia, la cultura, a nessuno serve la rassegnazione, la misoginia, l’ignoranza, la stoltezza per guidare un paese, dei cittadini non abituati all’attività più naturale: il pensiero. Non possiamo vivere in un mondo alterato, incapaci di distinguere la realtà dalla fantasia. La libertà, la verità devono essere preservate in tutti i modi possibili e spetta a noi, anche con i più piccoli contributi, supportare le testate editoriali e cercare di combattere la disinformazione nei modi migliori.

Articolo pubblicato su Newsicilia.

Mi farebbe piacere se votaste, è per un concorso!

Grazie mille 🙂

-Stefania

 

 

 

Modica

I took this photo in Modica (RG), Sicily.

It’s famous for its chocolate festival so I visited it on 7th December and I admit it, I gained few pounds.

The chocolate tastes really good (even though it depends on the type but that’s my personal taste) so it’s worth a shot!

 

It’s also a beautiful city. I walked a lot on those small streets and I had so much fun! I love small towns with a big cultural background, full of history and traditions. I unfortunately noticed that some houses were abandoned because people leave to find more jobs outside Sicily. We don’t have many opportunities thus we need to do so and it’s also because most of these towns are too far from the main cities (not hard to reach, though).

I really recommend to go there during this period, especially in the evenings. The atmosphere is delightful.whatsapp image 2018-12-07 at 20.41.24

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-Stefania

“A girl with schizophrenia” -Haniah Hamzah

I started to talk with Haniah by chance, it happened in a foggy day of November and I still remember when I was the notifications and noticed that she liked all my poems, I was really surprised! She sent me a message then and we  got  along instantly. I checked her profile and  I opened her book without any doubt: I was extremely curious and, if I have to be honest, I’ve never read a book about Schizophrenia, especially because of the stigma around this illness, so my expectations were really high. What can I say? It was really worth it. When I first read the  book, it was a working progress but it was already a promising one. I complimented with her instantly because I thought she was really brave, not anyone is capable of writing and be open about this kind of topics. Sufferers have been demonised for years, perceived as monsters and unhuman but she’s clearly fighting these prejudices  by showing that they’re like us, there isn’t any difference and we need to respect them and be compassionate towards their situation. I noticed her efforts and her honesty  and I have to say that I really admire what she’s doing: I would never be capable of such truthfulness and openess as she describes the most painful moments of her life. The most touching part is the one when she talks about her psychosis and I can say I really felt her pain, she explains well what it’s like to live with this illness and  I can say that reading this book can really open your mind and make you understand more about her world. ! She’s just a normal girl, like me, like you, fighting against demons of all sorts, against her mind and she’s battling in the best way ever: she is writing, she’s is expressing what could be kept hidden, it’s astonishing!

I really suggest this book, the content  is extremely good  and it has the potential to become the brilliant one! I also recommend it to those people who share the same issues, you will feel understood and not alone, not again.

You can find her on Wattpad!

A girl with Schizophrenia 

Diary of a girl with Schizophrenia

 

-Stefania

The Love Embrace of the Universe, the Earth (Mexico), Myself, Diego and Señor Xólotl (1949)

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The Love Embrace of the Universe, the Earth (Mexico), Myself, Diego and Señor Xólotl (1949) is a self-portrait that celebrates the final resolution of the Riveras’ marriage. Here Frida is the earth mother/Madonna nurturing the baby she could never have – her “Dieguito.” Now she does not need to clasp him tightly, for the couple’s union is sustained by a series of love embraces that roots them in the Mexican earth and in the ancient dark/light duality of a pre-Columbian universe. Even Frida’s itzcuintli dog, Xolotl, is encompassed by this vast interlocking pyramid of love.

Source

-Stefania

The Wounded Deer (1946)

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The Wounded Deer is a self-portrait that symbolically addresses the physical and emotional pain associated with her injuries.

In the piece, Kahlo has depicted herself as a deer—a choice perhaps inspired by her beloved pet, Granizo. Struck by arrows and positioned behind a broken branch (an object used in traditional Mexican funeral rites), it is clear that the deer is likely going to die. At the time of the painting’s creation, Kahlo’s health was in decline. In addition to failed corrective surgeries and the ongoing physical pain associated with her accident, she also suffered from gangrene and other illnesses.

Furthermore, like The Broken ColumnThe Wounded Deer references Christian iconography. According to the bible, Saint Sebastian, an early Christian saint and martyr, was killed by an onslaught of arrows. His death has remained a popular subject in art for centuries, and likely inspired Kahlo’s choice of subject matter.

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