“La metamorfosi” di Kafka

Autore: Franz Kafka;

Genere: Racconto;

Pagine: 70p., edizione Brossura, classici Einaudi;

Costo: €9,00 .

Ci si sente come Gregor Samsa, degli scarafaggi inutili, che non fanno altro che trascinarsi da una parete all’altra per tutto il giorno. Ci si sente come quel piccolo esserino, odiato e abbandonato da tutti, costretto a vivere nella miseria. Ci si sente come Kafka, in poche e semplici pagine, descrive la normale vita di ogni essere umano. Siamo solo delle particelle momentanee, dei piccoli insetti pronti a soccombere senza la cura altrui, senza quelle poche cose che ancora ci rendono umani. Cosa ne è rimasto di Gregor? Dell’uomo che ha reso benestante la famiglia? Di cosa ne è stato del commerciante?

Nulla, cancellato per un cambio radicale. Cancellato come se non avesse mai fatto niente nella sua vita. La famiglia ha perso l’affetto per lui, come se fosse sempre stato una macchina che è stato utile solo a portare i soldi in casa. La famiglia lo ha abbandonato a se stesso perché inutile, infimo e spaventoso. Una creatura innocente, vittima di qualcosa più grande di lui, è stata dimenticata dal sistema, cancellata, odiata e disonorata. Questo abbandono progressivo, questo odio per chi non è “utile”, è quello che caratterizza la nostra società malata, così chiusa nel proprio ozio lavorativo e nella propria accidia, che non considera neanche quello che c’è dietro una persona, dietro una testa pensante. Odiamo così facilmente, dimenticandoci che quelle persone sono state figli, amanti e compagni. Odiamo facilmente per un nonnulla, per una delusione accidentale. Restiamo chiusi in quella stanza, al buio, con qualcuno che ci rinchiude lì, sbarrando la porta, aspettando del cibo andato a male. Aspettiamo, aspettiamo, dipendiamo da persone più grandi di noi, che ci guardano con disgusto, senza neanche un po’ di empatia, e ci danno quel poco di cui abbiamo bisogno, solo per senso del dovere, nella speranza di usarci in qualche modo. E la sorella e la madre? Cosa fanno? Piangono ma non tanto per il figlio perduto, ma per il profitto mancante, per il lavoro che devono compiere. Reincarnano il nostro egoismo puro, che raggiunge l’acume nella reazione alla morte del figlio, abbandonato in mezzo alla polvere e alle ferite purulente. Le donne gioiscono, sono felici, pianificano di cambiare casa, di iniziare una nuova vita ma il fratello? Il figlio? L’amato uomo che portava i soldi a casa e ora è riverso, invisibile, sul pavimento?

Ci viene data la dimostrazione dell’infimo animo umano della società capitalistica, dedito solo al benestare, all’oziosità dei divani del soggiorno. Animo che divora, che fagocita senza distinzione, senza pensare alle conseguenze. Animo che si è impossessato e ora alberga in tutti noi.

Nella sua semplicità, credo sia uno dei miei libri preferiti. È carico di significato, nel suo simbolismo all’apparenza semplice e fa riflettere molto il lettore. Lo consiglio senza pensarci due volte, soprattutto a chi riesce a trovare un’ora per sedersi e leggere.

-Stefania

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