L’effetto narcisista

(Parte 1)

I narcisisti sono quella specie rara e famelica che riesce a succhiarti tutta la vitalità, la speranza e l’amore verso l’esistenza. Sono così vuoti, così morti che vanno in giro a cercare la vita altrui, non avendone una propria.

Sono capaci di buttarti giù insieme alla tua testa, alla tua realtà e alle tue capacità. Provano una sorta di piacere sadico nel vederti soffrire, nel vederti ansimare di terrore, mentre partecipano a un gioco orrendo, inenarrabile, un gioco fatto di sotterfugi e bugie impacchettate sotto forma di amore.

Amore? Un narcisista? Ebbene sì, a detta sua. È bravo a fingere di provare dei sentimenti, a dirti che sono danneggiati, vittima del sistema e della cattiva società.

Quel poverino, vittima incurabile, è quelle che, con la sua azione, con il loro supremo aiuto, dovrebbe aiutarti e risollevarti dalle ceneri della tua disperazione. All’inizio accetti, accetti le sue caramelle e non capisci che sono avvelenate, piene di cianuro e morte. Le mastichi contenta, hanno un buon sapore ma, man mano che le mastichi, senti che la vita scivola lentamente dalle tue mani, dalle tue gambe ma ancora non vuoi crederci perché erano delle caramelle così buone, come possono far male?

Mastichi, mastichi, intanto ti riempie di fiori, ti paga le cene, ti compra tutto quello che vuoi, compie persino dei sacrifici immensi  per dimostrarti che ti ama.

Continui a masticare e ti senti soffocare ma non è così male, non è la prima volta, in fondo ci sei abituata.

La favolosa storia d’amore, invidiata da tutti, da suoi amici, dalla tua famiglia, continua tranquilla sotto ogni aspetto; avete persino programmato un viaggio insieme, cosa potrebbe esserci di meglio?

Però tu sei in disaccordo ma non ti preoccupare, ti ha già convinto, magari con qualche occhiata, magari con qualche parola di troppo ma te ne hanno dette tante, quando eri adolescente, che queste sono solo delle carezze.

La pancia comincia a farti male, senti le viscere torcersi nel profondo, hai la nausea e cominci a lamentarti: è un lamento flebile, sentito solo da lui ma funziona, lo sente, eccome se lo sente. Si avvicina a te e chiede quali sono i problemi, minaccia di darti altre caramelle ma rifiuti e allora ti zittisci mentre non ti senti  più i piedi, gli stessi che ti hanno portato da lui, ora ti tengono legata indissolubilmente a quella casa maledetta.

Forse è una tua impressione, forse non è niente, forse ti senti solo male, mica è la prima volta.

Però questa volta non riesci a contenere i lamenti e allora la tua voce non è più flebile ma  è ferma, accusatoria e non gli va proprio giù, questa volta ti mette a forza le caramelle in bocca, mentre già non senti più le gambe: non hai più la capacità di muoverti sulle tue stesse gambe, sei senza dubbio ancorata a quella cucina. Continui imperterrita a non dire niente  a nessuno, perché ti senti in colpa, perché i tuoi amici si preoccupano e tu non vuoi farli preoccupare con dei problemi insulsi. Qualsiasi coppia ha degli screzi, una volta tanto, anche qualche minaccia può scappare; insomma, nulla di nuovo, quante storie ha sentito di coppie simili! Tutto si sistema, l’amore trionfa. Sorridi, speranzosa mentre l’aria ti schiaccia e soffochi un po’ di più.

Tra quella speranza, c’è anche una paura glaciale, che aleggia in quella stanza e non se ne va. Perché? Se è una così tanto brava persona? Perché?

È tornato a casa, sbatte la porta. Perché? Perché? Ti mostri servizievole, hai paura e lui comincia a dirti di andartene perché è nervoso, non vuole nessuno in mezzo. Ti preoccupi, senti la sua rabbia e continui, continui a chiedere ma lo senti mormorare minacce, fino a quando non comincia a urlare. Non lo hai mai sentito urlare così tanto, era così pacato e dolce. Dov’è finito? Dov’è?

Da questo momento in poi, le minacce non sono più così sporadiche, anzi, le senti a ogni ora del giorno, soprattutto quando esci la sera con le amiche.

È paranoico. Vuole sapere cosa fai, dove vai, con chi sei. C’è un ragazzo? Un uomo? Lo stai abbandonando? Non puoi uscire, questo è abbandono. Devi stare a casa con lui, non puoi lasciarlo solo, il povero sventurato soffre.

Decidi di lasciarlo perdere, fino a quando ti blocca in casa e sei costretta a rimandare tutto, con una semplice scusa. Scrivi un messaggio alle amiche e ti siedi accanto a lui, non puoi lasciarlo solo, d’altronde sei la sua ragazza. Ti parla delle sue paranoie, di come sua madre lo ha maltrattato, di come suo padre lo ha abbandonato e ti fa sentire come loro, come un mostro che non sa prendersi cura di suo figlio e i sensi di colpa aumentano, ti opprimono e prometti a te stessa di non abbandonarlo più, di rimanere a casa per lui. Lo ami, ne sei certa e per amore si fanno tante cose, giusto? Gliene parli, sembra sorridere dopo tanto tempo e non ti accorgi che metà corpo è paralizzato e già sei sulla via della morte.

Passano i giorni, i mesi. Non vedi più nessuno ma almeno c’è lui. Le tue amiche ti hanno abbandonato, forse non erano così care come pensavi e lui conferma, è d’accordo con te. Ti senti giù, vuoi vedere qualcuno, così esci per andare a bere un caffè ma lui ti becca proprio davanti alla porta di casa. Ti spinge dentro, ti minaccia, urla più forte, ti colpisce. Non sai più cosa è reale, come devi comportarti per non ferirlo, non ricordi più chi eri, cosa sei, cosa vuoi, sai solo che lo ami e devi stare con lui.

Non hai più la capacità di discernere le sue idee dalle tue, non sai se hai detto sul serio una cosa, se hai pronunciato quelle parole tanto offensive; non hai più coscienza del tuo corpo, della tua realtà, della tua mente.

Il veleno ha raggiunto il cervello e ti senti lontana, lontana dal tuo corpo, dal tuo lavoro ormai perduto, dalla tua autonomia. Una volta eri una brava scrittrice, ora la mano ti fa troppo male per prendere la penna in mano. In fondo sai che ti ha distrutto, che ti ha ucciso nel profondo, che sei stata avvelenata e non ne eri consapevole. Il veleno è in corpo, non sai più come eliminarlo, come espellerlo e te ne sei resa conto troppo tardi.

-Stefania

 

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