Recensione “La più amata”

Titolo: ”La più amata”;

Autore: Teresa Ciabatti;

Genere: autobiografico;

Voto: 8/10.

 

“Mi chiamo Teresa Ciabatti…”
“Scrivo di mio padre e mia madre…”
“Ricordo, collego, invento…”
“… per arrivare a me.”

Un viaggio nella vita della scrittrice, un viaggio per ritrovare se stessa e per  trovare ”un motivo che mi ha resa tanto diversa… L’anno che mamma dormiva. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male.”
Una autobiografia tormentata e nello sfondo troviamo il padre, il ”Professore”, primario dell’ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È bella e  coccolata  ed è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore  o un  uomo freddo e calcolatore?

 

L’autrice ricostruisce la sua vita, dall’inizio alla fine, in un libro in cui descrive un dramma personale con tutta la sua sincerità. Con frasi semplici e scattanti, ossessive, spezzate e nervose scava nel profondo e cerca di far uscire tutto quello che ha tenuto nella sua testa per anni. Mi sarei aspettata una descrizione più accurata del padre. Fa ipotesi su ipotesi ma non sappiamo nulla di certo. Analizza invece la madre nei minimi dettagli, tutto il suo travaglio e quello che era costretta a vivere. Ha fatto nome e cognome, di personaggi veri, e credo ce ne voglia di coraggio. Non mi è piaciuto molto il tono che ha avuto, a tratti antipatico e vittimistico, però devo dire che è un libro scritto veramente bene. L’autrice sembra piena di rabbia e malinconia repressa che non sembra saper sfogare.

Per il resto, è pure veloce da leggere, abbastanza scorrevole e accattivante.

-Stefania

 

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School stress and how to stay cool

You are sitting in that chair, starring to all your books wondering how you can get through the year. You feel desperate, you think you won’t handle the stress, the competition and you will sacrifice your hobbies just t get higher grades.

I understand you, I’m in the same position but I have something to tell you. Remember, there’s always a solution and school is easier than you think. The key is organisation so manage your time and get organised. Take 15 minutes to put your books where they belong, especially if you can’t find them. You don’t ned to waste your time looking for things.

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Start by the hardest thing. You don’t have to finish the task now but it will be more manageable if you start at the right time and end it in few days. Get the opportunity to study whenever you can, even when you’re waitig for the bus. Don’t blow away your time, even 10 minutes can be useful.

Divide your work. For example, you could study history 30 minutes each and remember more instead of doing 4 chapters in 3 hours.

Study earlier. Try to start studying at 3 PM. Later you act, less information you memorise. Your brain gets tired and you will be less effective. I used to study at night and remember more but don’t mind me, I’m a vampire.

Don’t procrastinate. The queen of procrastination is telling you not to do that because the consequences will be awful (and your grades will suffer).                                              If you have everything under control, you won’t be anxious and stressed. If you start sooner, you will get higher grades and you’ll have more free time.procrastination-underestimate-time-e1465436272951.jpg

I know you love feeling the first of the class but don’t set irrealistic goals. You can’t get a straight A in every class, sometimes you will get a A- or a B but this is fine! Getting stressed over your grades will only put you in a worse position.tumblr_static_tumblr_static_n8twpjyh67ko8gos0coo0sok_640.jpg

Identify what makes you stressed out.

Here there are some examples:

  • Peer-induced stress. This is when stress comes from your classmates. It could be because you feel they’re outperforming you, you feel you’re just different from them and won’t be accepted, or even because they’re bullies.
  • Parent-induced stress. This happens when your parents don’t make reasonable demands of you and your academic performance. They are constantly harping on you to get better grades and be an ideal student.
  • Teacher-induced stress. This occurs when you don’t jive with a specific teacher, or when you feel like your teachers are disapproving. Hopefully this only occurs with one teacher, but it could occur with many.
  • Self-induced stress. This kind of stress comes from the inside. You’ve put demands on yourself to try to be “good enough” or “valuable” in your own mind. This can be one of the easiest and hardest types of stress to tackle.

You have to get rid of the source as much as you can.

Taking those four sources listed above, what do you do to make them better?

  • Peer-induced stress. In this situation, you could try to change classes or pick up a different after-school activity with different people. Worst case scenario, you could change schools.
  • Parent-induced stress. This involves a very honest conversation with your parents that could possibly also involve your teachers or school counselor. Communication needs to be established between the two of you that doesn’t make you feel negative – and they need to know that that’s how their view makes you feel.
  • Self-induced stress. This involves a change of thinking. It’s easy because you’re in control, but it’s difficult because mind-control isn’t exactly easy as pie. You have to make a conscious effort to think more positively and more globally, realizing that the world is much bigger than your performance at school.

Source

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You can talk to a counselor if you have one in your school. Talking is necessary in this case.

Having a routine and thinking positively can be a good way to put up with school life. When you have free time, why don’t you draw something or write? You can go out, exercise, everything you love! Never forget to get enough sleep. Some of us study at night or for 12 hours straight and we don’t sleep much. We need to rest 7-8 hours at night but we barely sleep fr 5 hours. aesthetic-apple-bed-computer-Favim.com-2940904.gif

I hope your scholastic year will be one of the best so far!

-Stefania

L’Europa Centro-Orientale nel basso Medioevo

L’epica cortese.

La fioritura dell’epica cortese è opera di tre maestri: Hartmann von Aue, Wolfram von Eschenbach e Gotfried Von Strassburg. Il primo scrisse l’Erec e l’Iwein, tradotti e rielaborati dagli omonimi testi di Chrétien de Troyes. Egli compone inoltre due poemi di tipo religioso: il Gregorius e L’infelice Enrico. Eschenbach, poeta alla corte di Iangravio Ermanno di Turingia,  completa nel 1210 un vasto e complesso poema di circa 25.000 versi, il Parzival. La fonte è Il conte di Graal di Chrétien de Troyes, ma la materia è profondamente rielaborata e vi si affrontano i temi della colpevolezza dell’uomo e dell’incociliabile contrasto tra la grazia divina e il libero arbitrio. La fiaba del giovane inesperto, che non conosce la paura, si intreccia coni il mito del Graal, simbolo della grazia divina che tocca a chi raggiunge il luogo dove si trova il sacro Graal. Gotfried Von Strassburg  rielaborò il Tristano, la più esemplare storia d’amore e di morte della letteratura cortese. 20abacd548bd6e773d0f1c4064f6f0ee.jpg

La saga dei Nibelunghi.

Contemporaneamente ai poemi cavallereschi dei tre grandi poeti, nel 1200 vengono composti i 39 canti del Nibelungelied. L’anonimo autore proietta la raffinatezza delle corti del suo tempo nel lontano passato, alla corte di Attila, dove si svolge la vicenda selvaggia che riflette i tempi feroci delle grandi nazioni barbariche. I primi 19 canti sono incentrati sulla figura di Sigfrido, l’eroe che ha conquistato il tesoro dei Nibelunghi e ucciso il drago che lo custodiva. Bagnandosi nel sangue del drago, egli si rende invulnerabile il tutto il corpo, tranne che nelle scapole dove si è posata una foglia di tiglio. Sigfrido giunge alla regia di Worms sul Reno e s’innamora di Crimilde, la sorella del re Gunther. In cambio della figlia, lui deve conquistare per il re la regina d’Islanda e ci riesce con successo. Alla fine, Sigfridio viene ucciso perché la regina scopre l’inganno. La seconda parte, circa 20 canti, è incentrata sulla vendetta di Crimilde.                                                                                   La ferocia e la crudeltà che permeano la saga, i temi dominanti del destino ineludibile e del dovere della vendetta non rimandano all’epica cortese ma all’Edda germanica.

I Minnesänger.

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Continua in Germania per tutto il XII secolo e la prima metà e il XIV la produzione lirica del Minnesänger, i compositori della lirica d’amore ispirata all’esempio dell’arte trobadorica provenzale. La poesia fiorisce specialmente nelle corti di Vienna e di Praga, che garantiscono un clima più sereno, e nella Renania. Nella composizione di Lieder e Leiche si notano talvolta accenti popolareschi e rusticani, di aperta parodia  della tradizionale lirica amorosa, come nell’opera di Tannhauser. L’ultima voce del Minnesang zurighese è J. Hadlaub, che si misura con i diversi stili espressi nel tempo dai Minnesänger. A Zurigo è compilata la maggior raccolta di Minnelieder, comprendente liriche di 140 autori. Vengono scritti anche i Carmina amatoria, potatoria e lusoria (Carmina burana) che suscitano interesse solo per il tono spesso irriverente, ma anche perché costituiscono un importante documento del passaggio dalla metrica quantitativa del latino a quella dei volgari.                                                                                       Una particolare attenzione merita il poema Meier Helmbretcht, composto da W. de Gartenaere, documento incisivo e rivelatore della mentalità del tempo. E’ la storia di un giovane contadino che rifiuta la sua condizione sociale e si pone al servizio di un cavaliere predone, saccheggiando e uccidendo nella sua stessa terra. Accecato e mutilato, tenta di farsi riaccogliere dalla famiglia paterna, ma ne è respinto e finisce impiccato dai contadini che incontra e che lo riconoscono come responsabili dei misfatti del passato. Dopo l’età della cultura cavalleresca si apre un vuoto letterario che dura circa 3 secoli, fino alle soglie dell’età barocca, interrotto da produzioni limitate e senza sviluppo. La ragione sta forse nella povertà di istruzione e nella diffusa miseria.

-Stefania

Bene e male

Esistono veramente, il bene e il male?

Come sappiamo cosa è male e cosa è bene per noi? Molte scelte sono state definitive cattive, malsane ma erano necessarie.

Molte sono state definite buone, ma in realtà hanno portato il male.

Se il bene è relativo e dipende dalla società, dal tempo, dalle nostre percezioni, esiste? Può essere applicato come canone principale per ogni nostra scelta, ogni nostro pensiero o la nostra percezione delle cose?

Se ci pensiamo bene, persino scrivere questo testo potrebbe essere definito il male, perché starei andando contro quegli ideali che tutti hanno inglobato passivamente a se stessi. Discutendone, vado contro l’etica comune, diventando quindi qualcosa da eliminare, ovvero il male. Ma è il male degno di essere eliminato per far trionfare il bene? Non abbiamo bisogno, in realtà, di entrambi per vivere in questo mondo?

Non abbiamo bisogno del male per contestare, per scoprire? Perché se ci attenessimo a tutto il bene, allora certe libertà sarebbero limitate. Per alcuni, il contestare è un male da debellare per instaurare un punto di vista, credendo di fare del bene, ma non è anche questo un male?

E se allora male e bene possono coesistere nella stesso momento, cosa possiamo dire? Come possiamo capire la differenza tra le due cose? Ha un nome?

Molti non accettano il coesistere di due forze opposte, poiché schierati agli estremi, incapaci di concepire, o accettare, la via di mezzo. Bianco e nero, male e bene, nessuna sfumatura, rigidità pura.

Questa rigidità non ci porta da nessuna parte, se non a essere giudici inflessibili senza una vera e propria etica, pensata e analizzata senza alcun filtro sociale.

Abbiamo veramente bisogno di certe definizioni?

Ci sono certe cose che indubbiamente dovrebbero essere il bene, come altre sono il male, ma quando si fa del bene per qualcuno, si compie sempre il male dell’altro.

In questa dualità, possiamo affermare di capire sul serio il concetto di questi due termini e applicarlo alla realtà, con dei filtri oggettivi e non inquinati dalla voce altrui?

Sembra che molti facciano del bene travisandone il significato. Quanti paladini della giustizia si sono immolati uccidendo delle persone, convinti di salvare il mondo.

Se si osserva questi fenomeni, si può dire che gli esseri umani non abbiano capito niente, ma ci sono altre prove che vanno contro questa affermazione (es.le opere di carità).

Ma continuo a credere che i concetti di base non esistano, perché è tutto relativo, quindi perché crederci così rigidamente?

-Stefania

Recensione “Will ti presento Will”

Titolo: “Will ti presento Will”;

Autori: John Green and David Levithan;

Genere: romanzo, fiction;

Voto: 7/10.

 

Per una strana coincidenza, una sera, Will e Will si incontrano nel posto più improbabile di Chicago. Non potrebbero essere più diversi  ma, dal quel momento, le loro vite prendono strade completamente inaspettate e scoprono cose nuove sull’amicizia, sull’amore e su loro stessi. Il primo Will affronta i problemi normali dell’adolescenza ma il secondo combatte contro la depressione e nasconde un grande segreto: la sua omosessualità.

È  solo una coincidenza o era destino?

 

Un libro divertente, a tratti comico, che è stato veramente piacevole da leggere. John Green è molto bravo a scrivere libri per adolescenti che riflettono sulle tematiche che si fatica a capire a quell’età. L’amore, l’amicizia e soprattutto la scoperta di noi stessi sono argomenti delicati che non sempre riusciamo a comprendere appieno, non importa l’età.  Mi ha catturato sin dall’inizio e mi sono ritrovata catapultata in quella storia, come se fossi uno dei protagonisti. Ho notato anche che lo stile cambia anche a secondo dei personaggi: uno sembra molto più duro e lineare, l’altro invece più emotivo e coinvolto. Gli autori riescono a rendere bene le differenze tra i due personaggi e a sottolinearne i problemi che caratterizzano le loro vite.

Ho un’idea abbastanza positiva di questo libro ma, a parer mio, l’omosessualità di Will è stata trattata forse un po’ superficialmente.

-Stefania

My experience with 7 cups

I signed up with the intention who help people who struggled with mental health problems such as anxiety and depression. It was an extremely helpful experience and I helped a lot of people who were in bad places, I became a close friend with a boy as well. An app that helps people who struggle with mental health? Such a good idea but it doesn’t work. Online counselling is not enough. Face to face communication is needed, we can’t just talk online, especially because we don’t see their reactions and what could happen next. My experience was both good and bad, some of the people I talked with were extremely rude, especially when I suggested them what to do. The main goal is to make them talk without telling them what to do but what is the point? They need solutions too. Talking is right but then? What do you get? You’re still depressed and your problems aren’t solved. I know some of them would get mad if we tell them the things they should do but only compassion doesn’t work. According to me, we need both empathy and logic in order to find the best solutions to their problems. They often complained because they had no chance and I understand it, we are blind when we struggle but at some point don’t you get tired? They subscribe to get a miracle but how can this happen if they don’t even listen?

It’s extremely stressing and people could be harsh but if you think to be done for this, well, why don’t you start? I warn you, it could also be triggering, especially if you talk with people who self-harm or went through severe trauma. Don’t start if you’re recovering, it could be unhelpful both for you and the person you’re talking with.

Generally speaking, it was a good experience but I won’t repeat it again. It’s a good way to help people in crisis but it can’t replace therapy like some people think.

-Stefania

Giovanni Boccaccio

Boccaccio was the son of a Tuscan merchant, Boccaccio di Chellino (called Boccaccino), and a mother who was probably French. He passed his early childhood rather unhappily in Florence. His father had no sympathy for Boccaccio’s literary inclinations and sent him, not later than 1328, to Naples to learn business, probably in an office of the Bardi, who dominated the court of Naples by means of their loans. In this milieu Boccaccio experienced the aristocracy of the commercial world as well as all that survived of the splendours of courtly chivalry and feudalism. He also studied canon law and mixed with the learned men of the court and the friends and admirers of Petrarch, through whom he came to know the work of Petrarch himself. These years in Naples, moreover, were the years of Boccaccio’s love for Fiammetta, whose person dominates all his literary activity up to the Decameron, in which there also appears a Fiammetta whose character somewhat resembles that of the Fiammetta of his earlier works. It was probably in 1340 that Boccaccio was recalled to Florence by his father, involved in the bankruptcy of the Bardi. From Naples, however, the young Boccaccio brought with him a store of literary work already completed. La caccia di Diana (“Diana’s Hunt”), his earliest work, is a short poem, in terza rima (an iambic verse consisting of stanzas of three lines), of no great merit. Much more important are two works with themes derived from medieval romances: Il filocolo (c. 1336; “The Love Afflicted”), a prose work in five books on the loves and adventures of Florio and Biancofiore (Floire and Blanchefleur); and Il filostrato (c. 1338; “The Love Struck”), a short poem in ottava rima (a stanza form composed of eight 11-syllable lines) telling the story of Troilus and the faithless Criseida. The Teseida (probably begun in Naples and finished in Florence, 1340–41) is an ambitious epic of 12 cantos in ottava rima in which the wars of Theseus serve as a background for the love of two friends, Arcita and Palemone, for the same woman, Emilia; Arcita finally wins her in a tournament but dies immediately. The 10 or 12 years following Boccaccio’s return to Florence are the period of his full maturity, culminating in the Decameron. He died in 1375.Giovanni-Boccaccio-Facts.jpg

Source

The Decameron

Giovanni Boccaccio’s The Decameron is a collection of novellas or short novels written during the 14th century. There are 100 tales contained in the book which is presented together. The book’s title The Decameron combines the two Greek words “deka” meaning ten and “hemera” meaning day. The title can be literally translated as “ten day,” which is also the time frame in which the stories are told by the 7 young women and 3 young men. In the book, each of the ten persons took their turns to tell stories for a day. They did this during their stay at a villa in Fiesole in which they stayed to be safe from the Black Plague. The stories they told vary from love stories, narratives which have tragic endings to erotic tales. This book was originally written in vernacular Florentine and was subsequently translated into many different languages including English. 

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Stefania